Ecclesia Dei. Cattolici Apostolici Romani

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La linea politica di Hanoi è quella di eliminare i cattolici
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VIETNAM-VATICANO

Hanoi non restituirà alla Chiesa, né al Vaticano, i terreni presi dallo Stato

Lo ha dichiarato il primo ministro Nguyên Tân Dung. Stupiscono le affermazioni del premier non solo perché la Santa Sede non ha mai avanzato rivendicazioni, ma anche perché sembrava che il Vietnam stesse ripensando la sua politica su tali beni.

Hanoi (AsiaNews/EdA) – Il governo vietnamita non restituirà alla Chiesa cattolica, né al Vaticano i terreni presi dallo Stato nel 1954, al momento dell’istaurazione del regime comunista nel nord del Paese. L’ha dichiarato il primo ministro Nguyên Tân Dung, intervistato il 18 settembre a Budapest da Voice of America (VOA, emissione in vietnamita).

La dichiarazione del premier, delle quali dà notizia Eglises d’Asie, chiama direttamente in causa “il Vaticano”. Questo Stato, ha affermato, non può rivendicare alcuna proprietà in territorio vietnamita. C’è da osservare che da Roma non sono mai state avanzate rivendicazioni su terreni. Neppure per il complesso della ex delegazione apostolica di Hanoi (nella foto), per il quale si affermava la proprietà della diocesi, che lo aveva prestato alla Santa Sede.

Nell’intervista, il Primo ministro ha dichiarato che il suo governo non cederà ad alcun tipo di pressioni, comprese quelle del Vaticano. “Il Vietnam è una nazione indipendente, che gode di piena sovranità, con uno Stato di diritto. Tutte le attività dei cittadini vietnamiti e delle organizzazioni religiose devono svolgersi secondo la Costituzione e la legislazione del Paese”. “Deve essere così anche per le attività che riguardano beni religiosi”.
”Tengo a dirlo chiaramente – ha sottolineato – in Vietnam non ci sono proprietà del Vaticano. Sul territorio vietnamita i terreni appartengono solo a questo Paese, al suo popolo, ai suoi cittadini, al suo Stato. Non esoste alcuna proprietà appartenente a una religione di un paese straniero, il Vaticano. Le rivendicazioni avanzate su ciò che viene chiamato ‘i beni del Vaticano’ sono immotivate, non conformi alla Costituzione e alla legislazione del nostro Paese”. Stupiscono le affermazioni di Nguyên Tân Dung e non solo perché nessuna rivendicazioine è stata avanzata da Roma. In primo luogo, recentemente la stampa di regime aveva sostenuto che il Papa e i vescovi vietnamiti sostenevano senza riserve la politica del governo vietnamita ed erano scontenti dell’atteggiamento di quesi sacerdoti e laici impegnati nel movimento di protesta. In secondo luogo si è parlato che il capo dello Stato, Nguyên Minh Triet, nel corso di una visita in Italia, nel novembre o dicembre di quest’anno, avrebbe incontrato il Papa, allo scopo di far avanzare il processo mirante allo stabilimento di rapporti diplomatici tra la Santa Sede e il Vietnm.

Da rilevare, infine, che un documento del Ministero dell’edificazione (1878 / BXD-QLN) pubblicato il 4 settembre di quest’anno aveva fatto pensare che il governo si stesse orientando verso una revisione della sua politica sui beni della Chiesa. Vi si affermava che l’uso dei “beni di prigine religiosa” presentava una certa complessità e si chiedeva a un certo numero di province di fare un rapporto sullo stato attuale dell’utilizzo di tali beni.

Fonte Asianews.it

Ora Azeroth e tutte le sue terre appartengono finalmente alla tonante forza, conosciuta dai suoi sciocchi nemici come l'ORDA! (Warcraft II: The Tides of Darkness)

"Each Event is preceded by Prophecy. But without the Hero, there is no Event!" Zurin Arctus, the Underking (TES III: Morrowind)

"Chi vince ha sempre ragione, quello che ha detto lui è storia, lo leggi nei libri, mentre il popolo sconfitto viene anche sputtanato. Io cerco di rivedere la storia per far venire fuori la verità, che è sempre molto difficile da trovare." (Arrigo Petacco)

"Al mondo niente è inevitabile tranne la morte e le tasse." (Benjamin Franklin)

"Il giurista è quella persona che quando gli chiedi che ore sono ti spiegherà come funziona un orologio." (cit. dott. Sacchi)

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2) [Europa Universalis 2] Ducato d'Austria: l'ascesa di un impero
3) [Crusader Kings] Regno di Castiglia: la Reconquista
4) [CK-EU2] Impero Bizantino: Byzantion aionion
5) [CK-EU2] Spagna: l'impero dove non tramonta mai il sole
6) [Dawn of War 2] Corvi Sanguinari: la Crociata Aureliana
7) [Dawn of War - FoC mod] Corvi Sanguinari: la caduta di Cyrene

Altri AAR degni di nota:
1) [Victoria Revolutions] Grecia: La saga dei Tekafliscoi by Tessafisco
2) [Hearts of Iron 2] USA: Band of Brothaars by Fernando Torres
3) [Europa Universalis 2] Tibet: da Dalai Lhama ad imperatore by Kataskematico
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VIETNAM

Delegazione della diocesi di Hue ha visitato in prigione padre Ly

Due sacerdoti inviati dall’arcivescovo, preoccupato per le condizioni di salute del carcerato. Che rinuncia al ricovero in ospedale, perché altri detenuti ne hanno più bisogno. L’eucaristia e le notizia sulla diocesi lo fanno sentire in comunione con la Chiesa vietnamita.

Hue (AsiaNews/EdA) – Padre Nguyen Van Ly, il sacerdote vietnamita condannato nel 2006 a otto anni di prigione (nella foto: un momento del processo), malgrado le preoccupanti condizioni di salute “si farà bastare” la visita settimanale del medico del carcere e continua a sentirsi in comunione con la sua diocesi. Lo riferisce il sito dell’arcidiocesi di Hue - del quale dà notizia Eglises d’Asie - al termine di una visita che due sacerdoti hanno potuto rendere al prigioniero.

I padri Le Quang Quy e Le Quang Vien sono stati inviati dall’arcivescovo mons. Étienne Nguyen Nhu The in seguito al preoccupante resoconto sulle condizioni di salute di padre Ly fatto dalla sorella del sacerdote, Nguyên Thi Hieu, dopo una visita al campo di prigionia di Ba Sao, nel nordo del Paese.

La delegazione della diocesi ha visitato il carcerato il 17 settembre scorso. Prima dell’incontro i due sacerdoti hanno presentato alla direzione de centro di detenzione e ai rappresentanti del Ministero della pubblica sicurezza le richieste della diocesi: di permettere al sacerdote di essere visitato e curato all’ospedale, di creargli le condizioni necessarie per il compimento dei principali obblighi del suo stato sacerdotale e, infine, di affrettare la sua liberazione. Le autorità penitenziarie hanno risposto favorevolmente alle prime due richieste, ma nulla hanno detto sulla terza.

Padre Ly è apparso commosso e riconoscente per la visita dei due sacerdoti e dell’attenzione che hanno per lui i vescovi e i sacerdoti della sua diocesi. Ha assicurato della sua comunione con loro nell’eucaristia. Ha poi declinato la proposta dell’arcivescovo di farlo curare in ospedale, in quanto, secondo lui, parecchi prigionieri essendo più gravemente malati, hanno bisogno prima di cure mediche. Quanto a lui, gli basteranno la visita settimanale del medico del campo e le medicine fornite dai suoi parenti e dall’amministrazione penitenziaria…

Il prigioniero ha infine raccontato ai suoi confratelli i due incidenti più gravi occorsigli cinque mesi fa: una emorragia, il 13 marzo, e una paralisi passeggera alla fine dello stesso mese, dopo aver letto un articolo del quotidiano del Partito comunista, pieno di accuse odiose contro di lui.

Ha anche raccontato dettagli della sua vita quotidiana, della quale si è mostrato soddisfatto. Ha anche detto che continuava a tenersi al corrente delle vicende della diocesi e della Chiesa vietnamita, compresi gli avvenimenti più recenti, come la vicenda di Loan Ly. Anche queste informazioni, ha sottolineato, gli permettono di restare in comunione con la Chiesa del Vietnam.

Fonte Asianews.it

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VIETNAM

Nuova campagna diffamatoria dei media di Stato contro i cattolici vietnamiti

di J.B. An Dang
Tv e giornali di Stato attaccano prelati, sacerdoti e fedeli. Sotto accusa l’arcivescovo di Hue, colpevole di aver condannato la confisca della scuola di Loan Ly e le brutali violenze della polizia. A Vinh bulldozer pronti ad abbattere un'immagine di Nostra Signora di La Vang.

Hue (AsiaNews) – I media di Hue hanno lanciato una campagna di “attacchi verbali” contro l’arcivescovo Stephen Nguyen Nhu The e il suo ausiliare Francis Xavier Le Van Hong. La colpa dei prelati è aver condannato la confisca di una scuola cattolica nella parrocchia di Loan Ly, nel distretto di Phu Loc, e le brutali violenze della polizia vietnamita contro i fedeli che protestavano per l’appropriazione indebita dei loro terreni.

In risposta ai vescovi, la televisione di Hue ha “aperto il fuoco” con una serie di interviste in cui presunti fedeli attaccano i prelati, stigmatizzando il loro comportamento. A questo si aggiunge la campagna dei quotidiani vietnamiti contro padre Joseph Ngo Thanh Son, parroco di Loan Ly, con accuse di complotto e di aver guidato le proteste del 13 settembre scorso. Un’accusa peraltro priva di fondamento, perché p. Joseph ha trascorso diverse settimane in ospedale e non si trovava in parrocchia quando sono scoppiati gli incidenti.

La scuola parrocchiale di Loan Ly è stata costruita dai fedeli nel 1956 e confiscata nel 1975, in seguito alla caduta dell’ex Saigon (oggi Ho Chi Minh City) e la cacciata del presidente Nguyen Van Thieu. Nei decenni il regime comunista vietnamita ha concesso l’insegnamento del catechismo, a condizione che le lezioni si svolgessero davanti a una foto dello “zio Ho” al posto della croce cristiana. La notte fra il 13 e il 14 settembre, uomini della sicurezza e picchiatori hanno circondato la parrocchia e, con violenza e brutalità, hanno costretto i fedeli ad abbandonare la scuola, costruendovi attorno un muro di cinta.

Gli attacchi contro i cattolici in Vietnam si susseguono in diverse zone del Paese. Nella diocesi di Vinh, padre John Nguyen Van Huu denuncia “l’ultimatum” imposto dalle autorità della provincia di Quang Binh, che pretendono “l’immediata rimozione” di una statua dedicata a Nostra Signora di La Vang. I funzionari hanno condotto una vera e propria campagna volta a distruggere il simbolo cattolico. Il 27 settembre migliaia di cattolici si sono riuniti a difesa del monumento, sul quale incombe la minaccia dei bulldozer (nella foto) pronti ad abbatterlo.

Il Comitato popolare di Dong Da ha infine minacciato di confiscare le proprietà della Chiesa nei pressi del lago di Ba Giang, mettendole sotto l’amministrazione dello Stato. I fedeli hanno avviato una campagna di protesta, contro la quale le autorità hanno spiegato centinaia di agenti e cani poliziotto. Al momento non si hanno notizie di scontri.

Fonte Asianews.it

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VIETNAM

Mons. Dac Trong, la lotta della Chiesa vietnamita sotto il comunismo

di J.B. An Dang
La diocesi di Hanoi pubblica le memorie del vescovo ausiliare scomparso il 7 settembre scorso. “Storia di un era” narra, in forma di diario, la vita della Chiesa nel Paese dall’avvento del comunismo sino ai giorni nostri. Dalle vicende degli anni ’50 ad oggi racconta le sofferenze di vescovi, sacerdoti e laici ed offre elementi utili per capire i l’ attualità del cristianesimo in Vietnam.

Hanoi (AsiaNews) - La diocesi di Hanoi ha pubblicato alcune delle memorie di mons. Paul Le Dac Trong, già vescovo ausiliare della capitale, scomparso il 7 settembre scorso all’età di 91 anni. Testimone della vita della Chiesa in Vietnam nel secolo scorso, mons. Trong era nato a Kim Lam nel 1918. Ordinato sacerdote il 1 aprile 1948, dal 23 marzo del 1994 era divenuto ausiliare di Hanoi.

Il volume è intitolato “Storia di un era” e riporta l’introduzione di mons. Joseph Ngo Quang Kiet, attuale arcivescovo di Hanoi. Scritto in forma di diario, esso riporta gli eventi di cui il vescovo è stato osservatore diretto.

Nella prima parte del libro, mons. Dac Trong riassume la situazione della Chiesa nel nord del Vietnam prima e all'avvento del comunismo nel 1954. Quando le truppe comuniste prendono Hanoi, egli scrive: “Davanti alla possibilità di essere perseguitati i cattolici fuggirono al sud in massa. I sacerdoti, soprattutto quelli che sapevano cosa accadeva in Russia, Spagna e Cina dove un grande numero di cattolici erano stati uccisi dai comunisti, scappano con i loro fedeli lasciando deserte le diocesi del nord”. I vescovi avevano chiesto ai sacerdoti di restare arrivando in alcuni casi anche alle minacce di punizioni per chi andava al sud.

La migrazione di un largo numero di sacerdoti al sud causò molte difficoltà alle diocesi del nord. Dopo aver descritto in ogni dettaglio la situazione di ogni diocesi del nord negli anni ’50, mons. Paul Le afferma: “E' stato un disastro. In brevissimo arco i tempo il cattolicesimo è stato completamente spazzato via dal nord”.

Il compianto vescovo spiega però che la “fuga” di un così largo numero di sacerdoti non ha avuto solo risvolti negativi. Egli afferma che essa“ha contribuito alla rapida fioritura delle diocesi del sud” e che “quei sacerdoti rimasti [nel nord] hanno dovuto essere saldi per non portare danni alla Chiesa”. Un largo numero di sacerdoti infatti viene imprigionato e messo sotto pressione. Alcuni di essi finiscono nel "Fronte unito dei cattolici patriottici amanti della pace", nato nel marzo del 1955 con l’intento di istituire una Chiesa cattolica controllata dallo Stato, fedele al partito e non al Papa.

Il Fronte unito ha reso “la vita dei vescovi molto più dura e complicata”. Persistendo nell’unione con Roma e con il successore di Pietro, i presuli hanno visto nel comitato un grande e imminente pericolo per la Chiesa. Mentre alla Chiesa non è permesso avere mezzi di comunicazione, il Fronte dà vita ad un paio di settimanali in cui “le notizie positive sella Chiesa non trovava mai spazio, mentre viene riportato qualsiasi scandalo della Chiesa che accade in giro per il mondo e sono frequenti gli attacchi al Papa e al Vaticano. La cosa peggiore - lamento il vescovo - è che essi fanno tutto ciò in nome dell’autorità ufficiale della Chiesa”

Nel 1975, poco dopo la presa totale del Paese da parte dei comunisti, nasce nel sud un Comitato di solidarietà dei cattolici vietnamiti ed il 10 luglio 1975 viene pubblicato il primo numero della sua rivista Catholics and People. Il vescovo spende una parte significativa del suo libro per criticare i feroci e frequenti attacchi del gornale contro Giovanni Paolo II ed il Vaticano.
I vescovi che cercano di vietare ai loro sacerdoti di aderire a questi comitati mettono a rischio la loro incolumità ed espongono l’amministrazione diocesana a enormi difficoltà con dure restrizioni nella selezione dei seminaristi, le ordinazioni, nelle nomine e spostamenti dei sacerdoti. Il normale svolgimento delle attività della Chiesa come viaggi, incontri e iniziative pastorali deve essere soggetto all’approvazione dell’autorità civile. Cosa ancor più grave, i fedeli delle aree rurali sono costretti a cessare le attività religiose.

Il governo comunista, che controlla le attività religiose, continua a dire che il Fronte unito ed il Comitato di solidarietà servono a facilitare il dialogo tra Stato e Chiesa. Il defunto vescovo rigetta in modo chiaro questa versione spiegando che i comitati hanno danneggiato sia lo Stato che la Chiesa. “Essi generano solo una profonda sfiducia inculcando nei leader della Chiesa e del governo la preoccupazione per un rischio irreale che li spinge ad affannarsi per vedere riconosciuto il loro ruolo di intermediari. La nascita di questi tipi di comitati è stato un grande errore dei comunisti – afferma mons. Dac Trong – ed è giunto il momento di smantellarli”.
Vivendo in questo tipo di società ostile alla fede, i vescovi del Vietnam tendono ad essere estremamente prudenti e discreti per evitare che le loro prese di posizione possano portare gravi conseguenze a loro e ai fedeli. Il 20 settembre 2008, nell’incontro con il Comitato del popolo di Hanoi, l’attuale arcivescovo Joseph Ngo Quang Kiet ha affermato: “La libertà religiosa è un diritto umano naturale per chiunque, non un favore concesso da chi detiene il potere. Un governo ‘per il popolo’ ha la responsabilità di creare le condizioni perché ognuno ne possa godere, non una grazia riversata dall'alto su di noi, a vostro piacimento. Lo ripeto ancora: la libertà religiosa è un diritto umano, non una grazia concessa solo se richiesta”.

Per queste sue affermazioni mons. Quang Kiet ha subito una campagna denigratoria dei media durata per mesi. Di recente, l’arcivescovo di Hue, Stephen Nguyen Nhu The, il suo ausiliare, mons. Francis Xavier Le Van Hong, e l’arcivescovo Joseph Ngo hanno subito lo stessa trattamento di mons. Quang Kiet solo per aver chiesto un dialogo pacifico tra Stato e Chiesa.

Molti cattolici in Vietnam non conoscono nei dettagli le sofferenze e le difficoltà sofferte dai loro pastori. In molti hanno espresso il desiderio che il libro del vescovo da poco scomparso possa trovare ampia diffusione nel Paese, ma è difficile che questo possa avvenire. Tuttavia, grazie a internet, la versione digitale del volume è disponibile in rete ed il lavoro per la traduzione in altre lingue è già in corso.

Fonte Asianews.it

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INDIA

Orissa: arrestato Madhu Baba, leader indù anti-cristiano

di Ajaya Kumar Singh
È il braccio destro di Swami Laxamananda Saraswati, la cui uccisione ha scatenato le violenze contro i cristiani in Orissa. L’autorità giudiziaria gli ha vietato la libertà su cauzione. È coinvolto nell’attacco ad alcuni dalit cristiani del villaggio di Malipara del luglio 2008, ma la polizia afferma che il fermo non è legato alle violenze estremiste di più di un anno fa.

Bhubaneshwar (AsiaNews) - La polizia dell’Orissa ha arrestato Madhu Baba, leader dell’organizzazione indù Viswa Hindu Parishad (Vhp) e braccio destro dello Swami Laxmananda Saraswati dal cui assassinio sono scaturiti i pogrom anti-cristiani dell’agosto 2008.

Il 18 ottobre la polizia ha prelevato Madhu Baba dallo Jalespeta Ashram, a 310 km da Bhubaneswar, portandolo nella prigione di Baliguda dove ora si trova in custodia. L’autorità giudiziaria ha rifiutato di offrirgli la libertà su cauzione.

Fonti del commissariato di polizia di Baliguda affermano che l’arresto “non ha nulla a che vedere con le violenze estremiste dell’anno scorso” e che negli ultimi tempi gli agenti avevano ricevuto informazioni di minacce e possibili attacchi delle minoranze contro Madhu Baba.

Il leader indù è però accusato da tempo di aver partecipato ad un raid di estremisti indù avvenuto più di un anno fa. L’8 luglio 2008 i cristiani del villaggio di Malipara, nell’area di Tumudibandh, erano stati assaliti da attivisti legati a Madhu Baba che li accusavano di aver macellato una mucca, gesto vietata dai dettami religiosi indù. Il leader del Vhp aveva con certezza preso parte alla lite tra i cristiani ed i suoi seguaci avvenuto nella mattinata. L’attacco era poi avvenuto nel pomeriggio secondo una dinamica ormai nota: assedio ad alcune case dei cristiani, all’ostello e all’orfanotrofio legato alla Chiesa; profanazione della locale cappella cattolica gestita dai gesuiti; distruzione di bibbie, libri e arredi liturgici.

Il coinvolgimento di Madhu Baba nelle vicenda è noto da tempo ed il leader indù era tra i ricercati della polizia nell’area di Tumudibandh. Il suo arresto, avvenuto all’improvviso e a così tanta distanza dai fatti, dà luogo a sospetti e speculazioni tra la popolazione del Kandhamal.

Il leader indù è una figura controversa del Vhp in Orissa, spesso criticato per le sue posizioni estremiste. Braccio destro di Laxmananda Saraswati e suo erede alla guida dello Jalespeta Ashram, Madhu Baba era sul luogo dell’omicidio dello swami il 23 agosto 2008 ed è uno dei principali testimoni. Lui stesso aveva presentato la prima denuncia che aveva contribuito a diffondere le voci secondo cui gli assassini del capo indù erano cristiani e non militanti maoisti come poi le indagini hanno rivelato.

Fonte Asianews.it

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VIETNAM

Finalmente a Son La si è potuta celebrare una messa

di Emily Nguyen
Le autorità locali avevano sempre impedito qualsiasi celebrazione religiosa, anche a Natale e Pasqua, sostenendo che in città “non ci sono cattolici”. I 500 fedeli si erano quindi dovuti riunire di nascosto in case private e scantinati. La polizia era presente alla messa, ma si è limitata a fotografare e filmare i presenti, ufficialmente per “riferire ai superiori”.

Hanoi (AsiaNews) – Finalmente si è potuta celebrare una messa a Son La, città della regione montagnosa del nordovest del Vietnam, le autorità della quale per anni hanno impedito persino l’arrivo di un sacerdote, anche a Natale o Pasqua. La polizia stavolta ha lasciato fare, ma ha fotografato e filmato tutti i presenti, sostenendo di avere bisogno delle immagini per fare rapporto “ai superiori”.

La situazione di Son La era andata avanti, più o meno allo stesso modo, da anni, da quando, nel 2004, il vescovo Anthony Vu Huy Chuong, della diocesi di Hung Hoa inviò una petizione alle autorità locali, chiedendo il permesso per i sacerdoti cattolici di celebrare messa almeno due volte l’anno, per Natale e Pasqua. L’allora capo del Fronte patriottico, Nguyen The Thao, respinse la petizione, con l’affermazione che “non essendoci attualmente fedeli a Son La, non c’è bisogno di tali servizi”. La dichiarazione di Thao era non solo una evidente violazione della libertà religiosa, ma anche una manifesta bugia, visto che in quel periodo a Son La c’erano almeno tremila cattolici - su poco più di un milione di abitanti - di 40 diverse etnie e la Chiesa ha documenti dell’esistenza, già nel 1985, di 700 famiglie cattoliche.

La lotta delle autorità di Son La era arrivata al punto di cercare di convincere alcuni cristiani di etnia Hmong a tornare alla loro vecchia religione pagana. Una situazione così eclatante da spingere una delegazione della Commissione statunitense per la libertà religiosa - che nel maggio scorso si è recata in Vietnam - a recarsi in città. Il 19 maggio ha così incontrato un gruppo di quei cattolici “inesistenti”, che, malgrado la presenza di esponenti delle autorità, hanno testimoniato le vessazioni subite e la palese violazione della libertà religiosa.

Così, il 24 ottobre, padre Nguyen Trung Thoai ha potuto celebrare messa per l festa di Nostra Signora del rosario, in una sala messa a disposizione da un cattolico locale, Trinh Xuân Thuy. A differenza degli anni passati, la polizia non gli ha impedito di arrivare. Oltre un centinaio di coraggiosi fedeli si sono riuniti (nella foto) per la cerimonia dell’offerta dei fiori, secondo una tradizione vietnamita, e per l’Eucaristia.

I fedeli di Son La ora sperano che la celebrazione della messa non sia in futuro un fatto straordinario, ma possa avvenire regolarmente ogni settimana. Essi attribuiscono il mutato atteggiamento delle autorità alla perseveranza e al coraggio dimostrati negli anni passati, al sostegno avuto da numerose organizzazioni per la tutela dei diritti umani e all’attesa della prossima pubblicazione del temuto rapporto americano sulla libertà religiosa. Che potrebbe pesare sugli aiuti e gli investimenti degli Stati Uniti in Vietnam.

Fonte Asianews.it

Ora Azeroth e tutte le sue terre appartengono finalmente alla tonante forza, conosciuta dai suoi sciocchi nemici come l'ORDA! (Warcraft II: The Tides of Darkness)

"Each Event is preceded by Prophecy. But without the Hero, there is no Event!" Zurin Arctus, the Underking (TES III: Morrowind)

"Chi vince ha sempre ragione, quello che ha detto lui è storia, lo leggi nei libri, mentre il popolo sconfitto viene anche sputtanato. Io cerco di rivedere la storia per far venire fuori la verità, che è sempre molto difficile da trovare." (Arrigo Petacco)

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2) [Europa Universalis 2] Ducato d'Austria: l'ascesa di un impero
3) [Crusader Kings] Regno di Castiglia: la Reconquista
4) [CK-EU2] Impero Bizantino: Byzantion aionion
5) [CK-EU2] Spagna: l'impero dove non tramonta mai il sole
6) [Dawn of War 2] Corvi Sanguinari: la Crociata Aureliana
7) [Dawn of War - FoC mod] Corvi Sanguinari: la caduta di Cyrene

Altri AAR degni di nota:
1) [Victoria Revolutions] Grecia: La saga dei Tekafliscoi by Tessafisco
2) [Hearts of Iron 2] USA: Band of Brothaars by Fernando Torres
3) [Europa Universalis 2] Tibet: da Dalai Lhama ad imperatore by Kataskematico
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VIETNAM

Protesta il vescovo di Vinh Long per la demolizione di un convento

di Emily Nguyen
Mons. Thomas Nguyen Van Tan in una lettera ai fedeli lamenta la distruzione di un luogo sacro, fatta, malgrado le proteste della diocesi e delle suore di San Paolo di Chartres, per realizzare una piazza e all’inizio del mese dedicato ai defunti ricorda la demolizione del cimitero cattolico, trasformato in un parco.

Vinh Long (AsiaNews) – Torna a protestare il vescovo di Vinh Long per la demolizione del convento delle suore di San Paolo di Chartres per farne una piazza. In una lettera del 28 ottobre, indirizzata a sacerdoti, religiosi e fedeli, mons. Thomas Nguyen Van Tan lamenta, in particolare, l’inizio della demolizione - della quale ha avuto notizia solo dai giornali - avvenuta nonostante la diocesi e la congregazione religiosa abbiano presentato proteste contro l’iniziativa.

Il prelato scrive che quanto accade mette in luce le crescenti ingiustizie che la diocesi soffre dal “disastroso giorno” del 7 settembre 1977, quando le autorità locali usarono la forza per assediare e attaccare la cattedrale, il semnario maggiore e il collegio della Santa Croce.

Furono arrestati tutti coloro che avevano responsablità delle istituzioni, compreso lo stesso vescovo Thomas Nguyen Van Tan. “Pochi – prosegue il vescovo – furono imprigionati, altri furono trasferiti in luoghi differenti”, con la falsa accusa di “educare i giovani a essere contro la rivoluzione e opporsi alla liberazione del Paese”.

Seguendo una politica demagica, il governo vietnamita prese a garantire ai responsabili religiosi che avrebbe concesso i diritti di utilizzazione dei terreni che chiedevano. “Ma come possono farci un qualsiasi favore, finché continuano a considerarci come ‘criminali’?”.

“E’ così triste vedere un luogo per adorare Dio e pregarlo, per l’educazione religiosa e per offrire servizi caritativi trasformato in un luogo di intrattenimento”.

L’avvicinarsi del mese delle Anime sante, poi, dà al vescovo ulteriore motivo di amarezza, nel vedere il cimitero cattolico della diocesi preso illegalmente e distrutto per farne un parco pubblico. Il mese delle Anime sante, conclude il messaggio, sia per i fedeli occasione per pregare più intensamente per i defunti e per la fine delle ingiustizie alle quali la diocesi è sottoposta.

Fonte Asianews.it

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VIETNAM

A Vinh non ha tregua la lotta delle autorità contro la religione

Agenti antisommossa e bulldozer per rimuovere una statua della Vergine da un cimitero cattolico, un sacerdote e suoi parrocchiani denunciati per aver portato in questura l’autore di minacce a un prete.

Hanoi (AsiaNews) – Agenti antisommossa e bulldozer per rimuovere una statua della Vergine da un cimitero cattolico, un sacerdote e suoi parrocchiani denunciati per aver portato in questura l’autore di minacce a un prete. Sono i più recenti episodi della lotta alla religione scatenata dalle autorità di Vinh.

I fatti. Il 5 novembre, il parroco di Bau Sen, padre Peter Nguyen Van Huu, è stato ermato dalla polizia mentre si stava recando all’annuale ritiro nella sede episcopale di Xa Doai. Mentre era trattenuto, decine di agenti in tenuta antisommossa, scotrati da militanti rimuovevano una statua della Madonna dal cimitero parrocchiale.

Si è conclusa così una vicenda iniziata il 21 settembre 2008, quando il Comitato del popolo di Bo Trach, provincia di Quang Binh, emise la decisione 3150 QÐ – CC, che imponeva alla parrocchia di rimuovere entro cinque giorni la statua, che i fedeli avevano posto in aprile su un masso all’interno del cimitero, dall’altra parte della strada della parrocchia.

La decisione e la susseguente ondata di proteste dei cattolici furono fermate dall’arrivo del tifone Ketsana. Il 16 ottobre, passata la tempesta, le autorità hanno ripreso l’opera. Una fonte anonima, interna al Fronte patriottico ha fatto sapere che a tale opera di demolizione è stato destinato uno stanziamento di, 1,2 miliardi di dond, quasi 68mila dollari, cira considerevole per una provincia povera come Quang Binh. Il tutto accompagnato da minacce e intimidazioni verso il sacerdote e i suoi fedeli.

A tutt’ora non si sa che fine abbia fatto la statu, che i parrocchiani chiedono torni al suo posto.

Il secondo episodio è stato riferito da padre John Nguyen Minh Duong, di Ke Sat, nel corso dell’annuale ritiro dei sacerdoti a Xa Doai, tenuto dal 3 al 7 novemre, nel corso del quale si è esaminato il programma diocesano per il prossimo giubileo nazionale, della situazione delle parrocchie e anche della sicurezza dei sacerdoti, dopo le violenze subite ad agosto dai padri Paul Nguyen Dinh Phu e Peter Nguyen The Binh.

Padre Duong ha dunque raccontato una vicenda iniziata il 27 agosto, in occasione della celebrazione del matrimonio di 22 coppie. Al rito si è presentata un’altra coppia, che ha chiesto di essere sposata. Il sacerdote ha obiettato che non li conosceva, che non aveva idea della loro fede cattolica e che per celebrare il matrimonio religioso bisogna prima partecipare al corso di preparazione.

Allo strano avvenimento hanno fatto seguito una serie di minacce anonime, ricevute dal sacerdote sul suo telefono cellulare. I parrocchiani, allora, si sono dati da fare e hanno individuato il responsabile delle minacce, che ha confessato di essere il responsabile. I edeli lo hanno portato alla polizia, ma, poco dopo, l’uomo è stato rilasciato.

Il giorno dopo, il sacerdote e alcuni membri del consiglio pastorale hanno ricevuto una citazione della polizia, che li accusava di aver aggredito l’uomo e averlo illegalmente trattenuto.

“Da vittime siamo diventati criminali”, il commento espresso da padre Duong in una lettera inviata al vescovo mons. Paul Marie Cao Dinh Thuyen e a varie agenzia nazionali di sicurezza.

Fonte Asianews.it

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VIETNAM

Abbattuto e trasformato in parco il Pontificio istituto S. Pio X di Da Lat

di Trung Tin
I vescovi del Paese hanno ripetutamente chiesto, finora invano, alle autorità di poter riutilizzare la struttura - in passato proprietà del Vaticano - come seminario. La Conferenza episcopale si è rivolta ora al Primo ministro.

Da Lat (AsiaNews) – Le autorità di Da Lat, nel sud del Vietnam, stanno abbattendo il Pontificio istituto San Pio X di Da Lat per farne un “parco culturale e urbano”. E ciò malgrado le ripetute richieste avanzate dai vescovi del Paese di poter tornare a fare un seminario di quella che era una proprietà della rappresentanza vaticana in Vietnam, dalla quale sono usciti 13 dei vescovi e 306 dei sacerdoti che attualmente operano nel Paese.

L’Istituto aveva aperto le porte per alla sua prima classe il 13 settembre 1958. Era stato realizzato dal gesuita padre Ferdinand Lacretelle, giunto a Saigon nel 1957, su richiesta dei vescovi vietnamiti e il Vaticano aveva affidato alla Compagnia di Gesù la responsabilità del seminario. Alla sua guida ci sono stati religiosi provenienti da Francia, Italia, Spagna e Canada.

Il primo agosto 1961 l’ambasciatore Mario Brini pose la prima pietra per la ricostruzione della struttura e mons. Francesco De Nittis, in rappresentanza del nunzio, organizzò l’inaugurazione il 23 aprile 1964. Il 21 settembre di quello stesso anno, un decreto (604BCTNG/ND/HC.TC. 3) del governo dell’allora Vietnam del sud garantiva “la perenne proprietà al Consolato del Vaticano dell’appezzamento n. 54, foglio 20 di Dalat City, un’area di 79.200 metri quadrati”.

Fino al 1975 l’Istituto raccoglieva seminaristi delle diocesi del Sud, col risultato di formare 14 vescovi. Tolto mons. Peter Nguyen Van Nho, che è morto, gli altri operano per la Chiesa vietnamita. Con loro 306 sacerdoti, usciti dallo stesso San Pio X, 227 diocesani e 79 religiosi.

Nella situazione politica creatasi dopo il 1975, il Pontificio istituto cessò la sua attività di formazione nell’estate del 1977 e nel 1980 il governo lo sottrasse alla Conferenza episcopale.

Nel 1987, il governo vietnamita ha aperto le porta all’economia di mercato e, passo passo, il Paese è entrato in un periodo di rinnovamento e di integrazione con il resto del mondo. Al tempo stesso, la Chiesa vietnamita si è trovata ad avere scarsità di sacerdoti da mandare in parrocchia. Così i vescovi hanno chiesto al governo la restituzione del Pontificio istituto per avere la possibilità di dare una formazione altamente qualificata ai sacerdoti. Da allora, ogni volta che se ne è data l’opportunità, la Conferenza episcopale e la diocesi di Da Lat hanno rinnovato la domanda.

Al momento, però, le autorità locali stanno abbattendo l’Istituto. Il vescovo di Da Lat (nella foto), che è presidente della Conferenza episcopale, è tornato a presentare l’esigenza della Chiesa. “Quando – dice mons. Nguyen Van Nhon – ho visto che nell’area del Pontificio istituto si stava realizzando un parco, il 22 novembre del 2008, a nome dell’episcopato, l’ufficio del vescovo di Da Lat ha inviato una petizione alle autorità della provincia di Lam Dong per chiedere di fermare i lavori. In risposta, ha ricevuto una lettera (n. 8860/UBND-DC) del Comitato provinciale del popolo, secondo la quale la diocesi avrebbe dovuto dare sostegno alla costruzione del parco.

Il vescovo si è rivolto alle autorità di Da Lat informando che “a nome dell’episcopato vietnamita, il 19 dicembre 2008 ho inviato un messaggio al capo del Comitato del governo per gli affari religiosi per presentare le necessità della Chiesa e informarlo della petizione del 22 novembre”.

“Recentemente - dice ancora il vescovo - quando ho visto una grande costruzione nell’area del Pontificio istituto San Pio X, a nome della Conferenza episcopale, l’11 febbraio di quest’anno mi sono ricolto al Primo ministro e alle alte autorità della provincia di Lam Dong per chiedere di riconsiderare le aspirazioni della Conferenza episcopale, di poter usare la struttura per la formazione dei sacerdoti”. “Seguendo le indicazioni dei responsabili della Conferenza episcopale e dei tre arcivescovi di Hanoi, Hue e Ho Chi Minh City - conclude - continueremo a sottomettere al Primo ministro le aspirazioni davvero pressanti della Chiesa cattolica in Vietnam”.

Fonte Asianews.it

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VIETNAM-VATICANO

Attese e speranze nella Chiesa vietnamita per la visita del presidente Triet al Papa

di Nirmala Carvalho
Per la comunità cattolica del Paese, che raccoglie il 6,5% della popolazione, la situazione è migliorata negli ultimi anni, anche se non c’è piena libertà religiosa. Il quadro della situazione tracciato in una conversazione con AsiaNews da padre Theodore Mascarenhas, funzionario del Pontificio consiglio della cultura.

Mumbai (AsiaNews) – L’annuncio che il presidente del Vietnam, Nguyen Minh Triet, si recherà in visita da Benedetto XVI, l’11 dicembre, ha fatto subito parlare della possibilità dell’annuncio di rapporti diplomatici o di un invito a Benedetto XVI a visitare il Paese. Nel dare l’annuncio, venuto ieri da Hanoi, il portavoce del Ministero degli esteri Nguyen Phuong Nga, ha infatti parlato di “misure per rinforzare i rapporti”, il che vuol dire tutto e niente.

La visita del presidente vietnamita cade a quasi tre anni da quella compiuta il 5 gennaio 2007 in Vaticano dal primo ministro vietnamita Nguyen Tan Dung, primo premier di Hanoi ad essere ricevuto da un papa. Allora si parlò di “un nuovo e importante passo verso la normalizzazione dei rapporti bilaterali”.

Ma Triet andrà in Vaticano anche durante un periodo particolare per la Chiesa del suo Paese, che dal 24 novembre (nella foto: la cerimonia di apertura) festeggia un giubileo particolare, per i 350 anni della evangelizzazione e i 50 anni della istituzione della Conferenza episcopale. Un anno nel quale i cattolici sperano di poter incontrare il Papa.

Nel Paese, peraltro, la realtà della Chiesa è migliorata negli ultimi anni, anche se essa non gode di piena libertà religiosa, a causa dei numerosi ostacoli che il governo comunista continua a porre e che vanno dalle nomine dei vescovi alle ordinazioni dei sacerdoti, alla loro stessa attività pastorale. Ciò nonostante, la Chiesa cresce sia nelle sue attività siocio-educative, sia nel campo della diffusione della fede.

E’ il quadro che, in occasione del Giubileo della Chiesa vietnamita, padre Theodore Mascarenhas, funzionario del Pontificio consiglio della cultura, ove è incaricato ai Asia, Africa e Oceania, traccia in una conversazione con AsiaNews.

“La Chiesa in Vietnam – dice – è una Chesa in crescita. A dispetto del fatto che i cristiani non hanno veramente la libertà religiosa che dovrebbero avere e malgrado le difficoltà che deve affrontare, la Chiesa cresce. I rapporti tra la Chiesa e il governo, in un Paese comunista non sono mai facili. Ma ci sono tentativi di collaborazione a livello locale e, in alcune occasioni, anche a livello nazionale”.

“In questo Paese, ove ‘Dio piange”, la Chiesa ha fatto rapidi progressi, non solo in termini di attività socio-educative, ma anche per la sua propria crescita. Negli ultimi sette anni c’è stato un incremento del 15,73% della popolazione cattolica (la crescita della popolazione nel Paese è del 14,59%). Questo significa un aumento marginale rispetto a quella della popolazione, I cattolici restano una minoranza, che costituisce all’incirca il 6,5% della popolazione”.

“Molto incoraggiante è il lavoro di evangelizzazione tra i gruppi etnici delle montagne. Tra loro, in 80 anni di evangelizzazione, il numero di cristiani è cresciuto in modo considerevole. Grande merito va dato ai missionari, che fin dall’inizio si sono impegnati ad apprendere i dialetti della gente delle montagne e a familiarizzare con le tradizioni e I costumi di quelle popolazioni. Oggi, tutti i libri del Nuovo Tetsamento e una gran parte di quelli del Vecchio sono stati tradotti nelle loro lingue. Una grande importanza ha avuto anche la presenza tra i lebbrosi e l’impegno per l’educazione”.

“La Chiesa ha molto sofferto in Vietnam, fin dall’inizio della evangelizzazione, nel XVI secolo. Nel 1625 cominciò la prima persecuzione dei cattolici e nel 1630 Francis, un dipendente della Corte reale, fu decapitato e divenne il primo martire vietnamita. Nel 1633 fu espulso l’ultimo gesuita. Ci fu poi un periodo di relativa calma, fino al 1975, quando, dopo l’invasione del Sud da parte dei comunisti del Nord, il Paese fu unificato. Noviziati e seminari furono chiusi, le scuole cattoliche nazionalizzate, il vescovo coadiutore di Saigon, mons. Francis Nguyen Van Thuan, (che poi è stato fatto cardinale e ha guidato il Ponticio consiglio giustizia e pace) imprigionato, il delegato apostolico espulso e ci furono interferenze nelle nomine dei vescovi. I contatti tra la Santa Sede e i vescovi divennero difficili, centinaia di sacerdoti furono imprigionati e più di 500 lasciarono il Paese”.

In quel clima di paura, il governo creò anche una Associazione patriottica, sul tipo di quella cinese. Essa, spiega padre Mascarenhas, “nacque nel marzo 1955 come Comitato di collegamento per i cattolici patriottici e amanti della pace. All’inizio, un numero significativo di cattolici vi aderì. Ma quando, nel dicembre del 1976 durante una speciale celebrazione fu eliminata la preghiera per il papa, la Santa Sede scrisse una lettera nella quale si diceva ai sacerdoti che avevano al Comitato di dimettersi”. “Quando il governo vide il fallimento dell’iniziativa dette il via a una politica di repressione contro sacerdoti e fedeli e di confisca delle proprietà della Chiesa”. Dopo vari cambiamenti, l’Assciazione esiste ancora, “ma non ha alcune influenza sostanziale”.

“Le cose sono incominciate a migliorare negli anni ’80. Nel 1980 si tenne la prima assemblea plenaria della Conferenza episcopale. Per tenerla fu nmecessario chiedere il permesso del governo e l’agenda dei lavori fu minuziosamente esaminata e persino le lettere pastorali venivano ‘corrette’ dal governo. Nello stesso anno due gruppi di vescovi poterono compiere la visita “ad limina” a Roma, il 17 giugno e il 9 settembre. Nel 1990 per la prima volta una delegazione della Santa Sede, guidata dal cardinale Roger Etchegaray potè compiere una visita nel Paese. Ne sono seguite altre 15, l’ultima dal 16 al 21 febbraio 2009. Nel 1995, il vice primo ministro finalmente riconobbe pubblicamente il grande contributo dato da padre Alexandre de Rhodes all’educazione in Vietnam”.

Insomma, “anche se c’è un migloramento della situazione, le attività della Chiesa sono ancora tenute d’occhio e controllate dal governo”. I probleami, nota padre Mascarenhas riguardano: “le nomine dei vescovi; l’ordinazionae dei sacerdoti: fino al 2000, I candidati al seminario dovevano chiedere l’autorizzazione delle autorità locali e provinciali. Un permesso serviva anche per l’esercizio dell’ufficio dopo l’ordinazione. Questa situazione è notevolmente migliorata”.

Con uno sguardo d’insieme, padre Mascarenhas nota come “nel Paese la partcipazione alla messa è davvero alta, e non solo alla domenica, ma ogni giorno. Nella aree rurali crescono le vocazioni, che mancano in città. C’è anche carenza di formatori. I religiosi mostrano una grande desiderio di rinnovamento e di studio della Parola. C’è una differenza di mentalità tra il Nord e il Sud. Il Nord sembra non essersi del tutto aperto allo spirito del Vaticano II. Il Sud mostra maggiore disponiblità al dialogo”. Di particolare rilievo, infine, il lavoro della Chiesa in campo culturale, con la traduzione di documenti e libri, in primo luogo dell’Approccio pastorale alla cultura. Di rilievo il lavoro del Centro culturale cattolico.che ha il progetto di creare una grande struttura a Ho Chi Minh City”.

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VIETNAM

Cooperazione e dialogo interreligioso nella cena di Natale a Ho Chi Minh City

di J.B. An Dang
Alla cena vegetariana promossa dall’arcidiocesi hanno partecipato cattolici, protestanti, musulmani e buddisti. Il cardinale ha sottolineato l’importanza del rispetto degli avi: fonte di incomprensione in passato, essa è un segno di “nobiltà culturale delle società orientali”. I problemi irrisolti con le autorità governative.

Ho Chi Minh City (AsiaNews) – A pochi giorni dal Natale, l’arcidiocesi di Ho Chi Minh City ha organizzato una cena – vegetariana, per soddisfare le esigenze di tutti i partecipanti – per promuovere la cooperazione e il dialogo interreligioso. L’evento, promosso dal card Jb Pham Minh Man e dall’ausiliare mons. Peter Nguyen Van Kham, ha visto la partecipazione di leader protestanti, buddisti, musulmani, caodaisti, insieme a sacerdoti e religiosi del Comitato arcidiocesano per le relazioni fra le diverse fedi.

Sottolineando il diritto di ciascuno a vivere liberamente la propria fede, rispettando il credo altrui, il cardinale ha voluto introdurre il tema: “onora il padre e la madre”. Fonte di incomprensione nei secoli passati fra i missionari – che consideravano “idolatria” la pratica dell’offerta agli antenati – e la popolazione locale, il porporato ha spiegato che essa “non è solo un principio sacro a tutte le religioni”, ma è anche “fonte di nobiltà culturale delle società orientali”.

Il card Jb Pham Minh Man ha chiesto pubblicamente scusa a nome della Chiesa vietnamita per i sospetti e le incomprensioni del passato e ha auspicato l’inizio di una nuova era di “conoscenza e comprensione reciproca”.

Il dialogo interreligioso è una sfida aperta per i cattolici del Paese. Restano ancora oggi da superare decenni di incomprensioni, alimentati dalle politiche del governo comunista e dalle campagne di stampa dei giornali filo-governativi. Le autorità, oltretutto, non sembrano apprezzare iniziative che promuovono il dialogo e la collaborazione, perché sono viste come una “minaccia alla sicurezza nazionale”.

Da ultimo, vi è il nodo legato alle varie associazioni religiose formate o controllate dal governo. Alla cena erano presenti solo delegati della Chiesa buddista del Vietnam (Vbc), ufficiale e riconosciuta dal governo. Una decisione che potrebbe generare risentimento fra i fedeli della Chiesa buddista unita del Vietnam (Ubvc), non riconosciuta dal governo ma che rivendica l’adesione di circa l’80% dei buddisti dei Paese.

Fonte Asianews.it

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1) [Crusader Kings] Regno di Georgia: come la dinastia dei Bagratuni trasformò un piccolo regno nella più grande potenza d'oriente
2) [Europa Universalis 2] Ducato d'Austria: l'ascesa di un impero
3) [Crusader Kings] Regno di Castiglia: la Reconquista
4) [CK-EU2] Impero Bizantino: Byzantion aionion
5) [CK-EU2] Spagna: l'impero dove non tramonta mai il sole
6) [Dawn of War 2] Corvi Sanguinari: la Crociata Aureliana
7) [Dawn of War - FoC mod] Corvi Sanguinari: la caduta di Cyrene

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1) [Victoria Revolutions] Grecia: La saga dei Tekafliscoi by Tessafisco
2) [Hearts of Iron 2] USA: Band of Brothaars by Fernando Torres
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